La Scuola Montessori

di Varese

Il bambino
maestro di pace

Maria Montessori

Le potenzialità religiose del bambino

Intervento di Francesca Cocchini

alla Montessori Centenary Conference

Nei limiti di questo breve intervento desidero presentare un’esperienza di carattere religioso – concerne, infatti, la formazione religiosa del bambino a partire dai tre anni – iniziata a Roma nel 1954 da Sofia Cavalletti, biblista, studiosa di ebraismo e di spiritualità cristiana, e da Gianna Gobbi, pedagogista montessoriana, un’esperienza che, a partire dal 1965, si è diffusa nei 5 continenti, presso centri privati, scuole, ambienti diversi per tradizioni, culture e livelli sociali, parrocchie cattoliche ma anche chiese episcopaliane, luterane e metodiste.

Tale esperienza è sorta sviluppando quella “scoperta” del bambino religioso che Maria Montessori fece a Barcellona nel 1915, sollecitata da un incontro con alcuni padri benedettini del Monastero di Montserrat nel contesto di un importante Congresso Liturgico, a cui prese parte una sua collaboratrice: Anna Maccheroni, che in quel Congresso presentò una relazione dal titolo La liturgia e l’insegnamento pedagogico liturgico.

Il dato già di per sé è rilevante: nel 1915 la liturgia non era certo nella chiesa cattolica un campo particolarmente coltivato. Il movimento liturgico, che avrebbe portato alle grandi riforme del Concilio Vaticano II, stava muovendo i primi passi –aveva iniziato a manifestarsi nel 1909–, eppure Maria Montessori, con intuizione che è stata definita “profetica”, ne aveva subito colto la straordinaria ricchezza didattica ed educativa. Nel saggio “I bambini viventi nella Chiesa” (pubblicato nel 1922), la Montessori descrive il lavoro svolto a Barcellona nella “Casa dei bambini nella Chiesa”, e afferma: “Ecco dunque un necessario complemento dell’istruzione religiosa per la prima età: rendere la liturgia accessibile ai fanciulli” (p.12). E insiste che la liturgia venga presentata “ai bambini piccoli”. Anche se non poté portare molto avanti la sua sperimentazione, soprattutto per mancanza di collaboratori, in altri due saggi: La vita in Cristo (1931) e La santa messa spiegata ai bambini (I ed. inglese nel 1932, in Italia 1949 e ora raccolti in un unico volume edito nel 1970) [fig.1 e 2]. [Qui vediamo il materiale da lei preparato sul calendario liturgico e sui colori liturgici], in queste opere la Montessori ha continuato a descrivere con indicazioni puntuali e suggestive la sua attività, ed anche se evidentemente molti elementi concreti e alcune affermazioni dottrinali sono ormai datate, rimangono tuttavia testi ancora capaci di sollecitare profonde riflessioni.

È nel fondamentale saggio La scoperta del bambino che la Montessori dichiara: “La prima età sembra congiunta con Dio come lo sviluppo del corpo è strettamente dipendente dalle leggi naturali che lo stanno trasformando” (cap. 22) e ribadisce che l’infanzia si caratterizza come “periodo sensitivo religioso”. Scrive, infatti: “Il piccolo bambino ha una tendenza che non si può indicare meglio che chiamandola il ‘periodo sensitivo dell‘anima’, nel quale ha intuizioni e slanci religiosi che sono sorprendenti per chi non abbia osservato il bambino al quale fu reso possibile esprimere i bisogni della vita interiore” (ibid. p. 189). Maria Montessori, lo sappiamo e lo stiamo celebrando, aveva scoperto nel 1907 il “bambino nuovo”, ora, nell’esperienza condotta nella Escola Montessori della Deputazione di Barcellona, scopre un altro aspetto: l’iniziazione religiosa offerta ai bambini le “apparve  –è lei che lo scrive– quasi il fine dell’educazione che il Metodo si propone di dare… Il silenzio… [prosegue] diveniva il raccoglimento interiore… Il camminare silenziosamente… il recare in mano oggetti come ad esempio candele accese o vasi di fiori da porre sull’altare, erano tutte quasi ripetizioni di ciò che il bambino aveva appreso a fare tra le pareti della classe. Esse quindi debbono loro apparire… come scopo dello sforzo pazientemente sostenuto, donde scaturisce per essi un senso gratissimo di gioia e di nuova dignità” (I bambini… cit., p. 15).

In quest’ultima espressione si trova sintetizzata la nuova “scoperta” che la Montessori fece: di fronte alla realtà religiosa il bambino mostrava una particolare “gioia” –e la gioia, scrive la Montessori ne L’autoeducazione (ed. Garzanti 1970, p.83) è sempre “segno di crescita interiore”– ma non solo la “gioia”, anche una “nuova dignità”.

La scoperta e le intuizioni della Montessori riguardo al bambino nel suo rapporto con il trascendente, sono state raccolte, confermate e ampliate nel prolungato lavoro di osservazione che a partire dal 1954, come ho detto all’inizio, per opera di Sofia Cavalletti e di Gianna Gobbi, ha dato origine alla “Catechesi del Buon Pastore”, e che continua ad essere svolto dalla Cavalletti –Gianna Gobbi è morta 6 anni fa– e da sempre più numerosi collaboratori e collaboratrici [fig. 3].

In questo lavoro, l’impostazione pedagogica montessoriana, –la visione del bambino, innanzitutto, e poi la metodologia liturgica oltre ad alcuni materiali che risalgono alla stessa Montessori e che tutt’ora sono utilizzati (ad es. quello mediante cui i bambini si copiano il loro proprio messale: [fig. 4]) e poi ancora l’importanza dell’ambiente [fig. 5], il ruolo dell’educatore, la funzione del materiale in genere [fig.6 la visita di Mario Montessori all’Atrio della catechesi del buon pastore di Roma]– tutto questo ha trovato amplissimo sviluppo nel lavoro della Cavalletti, consentendo ai bambini di avere accesso diretto alle fonti specifiche della tradizione religiosa ebraico-cristiana: non solo la liturgia ma anche, in stretta connessione, la Bibbia.

Permettendo al bambino di essere maestro, si è potuto scoprire quali sono le “esigenze vitali” che lo spingono a prolungare il suo rapporto con Dio per poterle appagare, godendone con una gioia pacificante che lo coinvolge globalmente, con una integrazione affettiva completa e così intensa da produrre in lui risonanze profondissime. Emblematico è il disegno di una bambina di 5 anni [fig. 7]. (al centro “Cuore felice”, in alto pecorelle e persone che portano la luce accesa; sotto il cuore, a destra, un altare, scritte: bambine, pecore, Gesù, tutte le bambine hanno la luce, mamma ti voglio tanto bene, a sinistra casa che è Chiesa e pecore con la luce).

Quali sono, dunque, queste “esigenze vitali” che i bambini hanno manifestato, una volta messi a contatto diretto con le fonti bibliche e liturgiche? La Cavalletti ne tratta ampiamente nel volume Il potenziale religioso del bambino. Descrizione di un’esperienza con bambini da 3 a 6 anni (ed. Città Nuova, Roma 1979) e nel successivo Il potenziale religioso tra i 6 e i 12 anni. Descrizione di una esperienza (ed. Città Nuova, Roma 1996) [fig. 8 e 9].

Si tratta di esigenze ed esperienze fondamentali, specifiche dell’infanzia. A partire dai 2/3 anni fino ai 6 le risposte a queste esigenze, che attengono al vastissimo ambito della “relazione” e all’altrettanto vasto ambito del “mistero della vita”, il bambino “metafisico” –come lo qualifica la Cavalletti– ha manifestato di trovarle in due parabole, di fondamentale rilevanza nella rivelazione biblica: la parabola cristologica del Buon Pastore (Gv 10,1-16) e, tra le parabole del Regno di Dio, la parabola del “seme di senape” (Mt 13,31-32).

Soffermiamoci sulla prima. Scrive la Cavalletti: “La parabola del Buon Pastore ci fa conoscere la voce di Dio: è il Pastore buono che chiama le sue pecore per nome ed esse si abituano alla sua voce e lo seguono… Si mette così a fuoco la relazione personale che lega il Pastore a ciascuna delle sue pecore. Se osserviamo attentamente le reazioni dei bambini a questa parabola, vediamo che è proprio l’essere chiamati per nome ad avere una risonanza molto forte in loro; è un elemento della parabola che la pur grande tradizione esegetica patristica non aveva colto, sono i bambini che l’hanno evidenziato, aiutandoci a comprendere come in esso si manifestasse di fatto niente meno che la teologia dell’alleanza, l’elemento più alto della teologia biblica! [fig. 10-11]. La maggiore sottolineatura che i bambini manifestano riguardo alla relazione pastore-pecorella più che riguardo alla protezione che il pastore esercita sulla sua pecora, mette in evidenza la grande dignità del bambino. Egli certo cerca anche la protezione e ne gode; ma non è solo passivo nel rapporto: si pone in esso con tutta la dignità di un partner, di qualcuno cioè che percepisce la voce che lo chiama e ad essa risponde.” (Il potenziale… II, p. 30-32).

Molti disegni di bambini esprimono il loro sentimento di strettissima relazione con il Buon Pastore, [fig. 12] alcuni in modo davvero straordinario, come quello di un piccolo statunitense, di appena 2 anni e 2 mesi, che rappresenta un circolo grande –ed egli spiega che è il Buon Pastore– con dentro uno più piccolo, che dice essere la pecorella [fig. 13]: un disegno che, chiarificato da altri, analoghi ma espressi con segni grafici più espliciti perché fatti da bambini di età più grande (5-6 anni), esprime un rapporto con il buon Pastore che non potrebbe essere più intimo, riferito come è al seno materno [fig. 14 e 15].

L’altra parabola che si è confermata come particolarmente rispondente ad appagare l’esigenza vitale del bambino nella sua necessità di orientarsi nella vita è la parabola del seme di senape, una parabola di estrema essenzialità –il rivestimento narrativo è praticamente nullo– ma proprio per questo efficacissima per soddisfare il bambino religioso, la cui caratteristica peculiare consiste proprio nella capacità di cogliere quanto c’è di più grande e di più essenziale nel messaggio. La parabola del seme di senape racchiude dunque il mistero della vita, un mistero di fronte al quale il bambino è particolarmente sensibile, poiché giorno dopo giorno lo sperimenta in se stesso, nel cambiamento provocato nelle sue membra dalla propria crescita, qualcosa che è in lui, ma non è da lui, la fonte è oltre la sua persona, è un’energia che si sviluppa da un meno a un più (il seme di senape –dice il Vangelo– “è il più piccolo di tutti i semi, ma cresciuto che è, diventa il più grande degli arbusti”). Di fronte a questo mistero il bambino “metafisico” manifesta un’intensa attrazione. Egli scopre nella parabola evangelica che la misteriosa energia che si trova nel seme, nell’universo e in ciascuno di noi, è il “regno di Dio”, qualcosa che è nostro e non nostro, è dunque un “dono”, e il Donatore ha un nome: è Dio, il nostro Dio è un Dio che dona. Ancora una volta, fra tanti, un disegno di un piccolo messicano ci istruisce [fig. 16]: accanto al puntino che rappresenta il seme, il bambino disegna un albero e una figura che rappresenta Dio, quindi, in alto, un pacchetto legato con un nastrino, a forma di regalo, e il sole.

Così spiega la Cavalletti: “Il Vangelo trasforma in relazione personale un’esperienza fondamentale. La muta domanda che il bambino ci rivolge [sul mistero della vita] trova nella parabola la risposta espressa nella forma e nel linguaggio per lui adeguati: la forma della parabola, una forma allusiva che risponde senza definire e sollecita verso una sempre ulteriore riflessione… Il Vangelo viene così a illuminare un’esigenza fondamentale del bambino con la presenza di una Persona, di un amore” (op. cit., p. 24-25).

Non posso soffermarmi ulteriormente sul tema del “dono”, così fondamentale quando diventa esperienza. Mi limito a mostrare un altro disegno, dove è ugualmente il “pacchetto regalo” a tradurre un’altra realtà religiosa: in questo caso non il mistero della vita, ma il mistero dell’Eucarestia [fig. 17].

Passiamo ad un’altra età della vita del bambino, la fanciullezza: dai 6 ai 12 anni. Anche in questa tappa si è potuta riscontrare quella risposta goditiva dei fanciulli, quella gioia intensa e raccolta nella relazione cognitiva e vitale con Dio, che la Montessori aveva scoperto con sapiente intuizione. Questa età è caratterizzata da un’altra esigenza vitale, l’esigenza di orientarsi nel tempo e nella storia. E la tradizione religiosa ebraico-cristiana risponde ad essa con l’immensa vastità della storia biblica, una storia che va dalla creazione all’escatologia, alla parusia.

Molto ci sarebbe da dire a riguardo: per mancanza di tempo desidero solo segnalare che, oltre al materiale montessoriano sulla storia, adattato evidentemente nella educazione religiosa alla storia biblica, ve ne è uno che ritengo di specifico interesse in questo Convegno, attraversato dal tema della Pace.

A proposito dell’apporto alla pace nel movimento Montessori, desidero, infatti, segnalare la: “Storia d’Israele, striscia del tempo e due libretti di accompagno”, editrice Rubbettino, 2004 [fig. 18]. La pubblicazione è stata ripetutamente richiesta da alcuni studiosi ebrei, che la ritengono utile per i rapporti ebraico-cristiani: si è quindi pensato di derogare alla regola generale nei nostri centri, che le catechiste cioè facciano i materiali con le loro mani ed appunto è diventato un “materiale” che si può acquistare. Tale storia è stata elaborata da Sofia Cavalletti insieme a Gianna Gobbi, ispirandosi alle presentazioni delle storie del materiale montessoriano attraverso strisce, che rendono più evidente il passare del tempo [fig. 19 e 20]. In tale storia è messo in evidenza con la prima parentesi graffa lo scisma originario tra ebrei e cristiani verificatosi all’inizio della nostra era con la persona di Gesù [fig. 21] e, con la seconda graffa, la tensione che ciò nonostante accomuna ebrei e cristiani nell’attesa del mondo rinnovato in un’era di pace universale [fig. 22.23.24.25].

Concludo queste brevi note, citando ancora la Cavalletti: “L’intensità della risposta dei bambini alla realtà della relazione con Dio in cui vengono a trovarsi non stupisce. La relazione è, infatti, l’esigenza vitale fondamentale, il cui appagamento il bambino cerca dal primo istante della vita. La creatura umana ha l’esigenza vitale di trovare risposta ad alcuni interrogativi fondamentali: che cos’è la vita? Con chi mi relaziono? Qual è il senso della storia e quale il mio posto in essa? Il cibo che il bambino metafisico ci chiede si pone a questo livello di profondità, e quello che noi gli offriamo per appagarlo deve corrispondere a tale livello. Rispondere a queste domande non è un lusso intellettualistico o spiritualistico; rientra nel compito di un’educazione che sia iniziazione alla realtà.

 

Francesca Cocchini, docente di Storia del cristianesimo all’Università “La Sapienza” di Roma e membro dell’ “Associazione Maria Montessori per la formazione religiosa del bambino”.

 

MONTESSORI CENTENARY CONFERENCE

Le potenzialità religiose del bambino

  1. Maria Montessori a Barcellona, 1915: il “bambino nuovo” di fronte alla realtà religiosa.
  2. Sofia Cavalletti – Gianna Gobbi, a partire dal 1954 la “Catechesi del Buon Pastore”: le risposte della tradizione religiosa ebraico-cristiana ad alcune fondamentali esigenze ed esperienze dell’infanzia:
    1. dai 2/3 anni fino ai 6:
      1. esigenza di relazione : la parabola del Buon Pastore (Gv 10)
      2. esperienza della crescita : iniziazione al mistero della vita, la parabola del seme di senape (Mc 4, 30)
    2. dai 6 anni all’adolescenza:
      1. esigenza di orientarsi nel tempo: la storia biblica, dalla creazione all’escatologia.