La Scuola Montessori

di Varese

Free the child’s potential,
and you will transform him
into the world

Maria Montessori

I finti bambini di Anne Geddes

Ha contribuito non poco all’involgarimento del mondo questa donna, una furba fotografa australiana, madre di due figlie, che ha diffuso immagini di bambini/vaso su posters, cartoline, carta da parati, libri e ora perfino lenzuolini in 77 paesi del mondo per circa 15 milioni di copie costruendosi un impero miliardario. La gente - incluse moltissime educatrici nostrane di Nido o di Scuola Infantile - dice: “Sono così carini!”, riferendosi a quei grassi bamberottoli infilati in vasi di terracotta, che hanno come copricapo cavoli o cactus e faccine serie di chi è messo in posa a fare cose che non capisce, ma che subisce. Ovviamente produttori e commercianti fiutano subito il possibile affare e persino giornali ben fatti e intelligenti (in questo caso “Il Venerdì” di “Repubblica”, la scorsa estate), pur sottolineando l’astuzia che gioca a intenerirci il cuore titillando l’istinto materno e paterno, finiscono per enfatizzare l’indecenza di queste immagini. Che poi la Geddes ci tenga a sottolineare il rispetto con cui le realizza, conta ben poco: l’indecenza resta tale.

Non è un caso che anche su Internet compaiano le critiche. Una madre (Martina M.) dice (sintetizzo):

Li ha anche travestiti da lumache, fate, orsi e persino da cibo in una ciotola e questo non mi piace… Trasforma i lattanti in mobili, mentre non sono oggetti: sono esseri umani… Far indossare a un bambino piccolo una sorta di costume che lo fa diventare una farfalla o un orso, oltre tutto lo confonde… Con i più grandicelli è ancor più disturbante. Vedo ad esempio un maschietto e una bimba agghindati come sposo e sposa che si baciano. A qual fine? È osare troppo dire che tutto questo rappresenta una sorta di pornografia sull’infanzia?

Pornografia: ecco un termine che può sembrare eccessivo, eppure se guardiamo al significato etimologico della parola - scrittura e immagini che lucrano sulla vendita del corpo* - lo è assai meno. Se non è pornografia quello che fa e arricchisce la Geddes, poco ci manca.

Queste immagini fanno il paio con altre ben note - oggi forse meno diffuse che in passato - di belle, procaci e (quasi sempre) bionde fanciulle, usate per propagandare automobili, bevande, sigarette e altro ancora. L’uso della persona umana, trasformata in oggetto commerciabile, è riprovevole perché ne sminuisce il valore.

C’è chi giudica esagerato tale giudizio esteso alla Geddes, ma di fatto con i bambini “assimilati a piante grasse” questa cosiddetta “artista” contribuisce alla diffusa indifferenza ai valori dell’infanzia di cui dà un’idea falsa, non diversamente da quanto fanno pubblicità e televisione.

Per noi che ci battiamo per un diverso riconoscimento della sensibilità e delle capacità di iniziativa e di attività proprie dei primi anni, tali immagini risultano a dir poco offensive. Se anni addietro c’è chi si è scandalizzato per i grandi manifesti di Oliviero Toscani le cui immagini in realtà ci hanno aiutato a riflettere sulla mercificazione dei corpi, l’orrore delle guerre e altro ancora, ora potremmo a maggior ragione vedere dietro il “carino” della fotografa australiana i messaggi ambigui che vengono veicolati.

I piccoli sono in assoluto quelli che meno possono difendersi, persino con la collusione dei loro genitori cui non dispiace guadagnarci sia in ambizione (i loro figli sono stati preferiti ad altri), sia in denaro, avendo consentito dietro compenso a farli fotografare.

Quando poi vedo nei Nidi i manifesti della Geddes - scadenti e di cattivo gusto - esposti agli occhi dei bambini, mi chiedo che cosa in realtà comunichino loro: a dir poco assorbono l’idea che sia giusto prendersi gioco di altri esseri umani.

Grazia Honegger Fresco
Dal Quaderno Montessori n. 89 p. 30

* Pòrne viene dal greco e significa meretrice, colei che vende il corpo. (Il mestiere è esteso anche ai maschi e, per turpe commercio, perfino ai bambini e alle bambine).

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