La Scuola Montessori

di Varese

Free the child’s potential,
and you will transform him
into the world

Maria Montessori

Quando la musica salva la vita

Sembra una fiaba bellissima e appassionante, la storia delle migliaia di bambini, ragazzi e giovani che suonano nelle orchestre del “Sistema” musicale ideato da José Antonio Abreu in Venezuela, paese dell’America Latina ricco di risorse petrolifere, ma afflitto da una indigenza diffusa, spesso sotto la soglia della povertà e da un vertiginoso tasso di delinquenza.

Sembra un’utopia grandiosa e impossibile, l’idea di sconfiggere la miseria e il degrado attraverso l’arte, messa davvero a disposizione di tutti, anche e soprattutto di coloro che non vi avrebbero mai avuto accesso.

E invece tutto questo accade quotidianamente in Venezuela e, da lì, si sta estendendo ad altri paesi latinoamericani come Colombia e Cuba. Le duecentoquaranta orchestre infantili, giovanili e professionali, i cori che le affiancano, le sette scuole di liuteria e gli istituti musicali per ragazzi abbandonati e diversamente abili dimostrano, con risultati sociali e artistici sorprendenti, che la musica può salvare la vita e ridisegnare il destino di un intero popolo.

Nel 1975, il Maestro Abreu, musicista e docente universitario, avviò a Caracas, insieme ad alcuni colleghi, un progetto pedagogico semplice e coraggioso per diffondere in modo capillare la cultura musicale e la pratica strumentale nel proprio paese, dove esistevano solo due orchestre professionali che reclutavano prevalentemente musicisti stranieri. La proposta venne aperta a tutti, anche e soprattutto ai bambini – anche dei primi anni – e ai ragazzi che vivevano nei barrios, le famigerate periferie delle grandi città. I primi risultati, raggiunti con non poche difficoltà, fecero ben sperare, per l’interesse e il coinvolgimento da parte dei giovani allievi che, di anno in anno, aumentavano costantemente, finché nel 1979 il “ Sistema Orchestrale Giovanile e Infantile Venezuelano” ottenne il riconoscimento e il sostegno dello Stato. Trattandosi di un’iniziativa senza fini di lucro, costò e costa tuttora molto meno di quanto richiederebbe un ente sinfonico o lirico tradizionale.

Attualmente le orchestre diventate, appunto, duecentoquaranta, sono divise in formazioni infantili, giovanili e professionali. Il segreto di questa struttura risiede nella sua organizzazione democratica e “piramidale”: ogni allievo viene motivato a suonare insieme agli altri sin dalle sue prime esperienze e, una volta cresciuto, mette il proprio sapere a disposizione dei più piccoli. Non vengono in alcun modo incoraggiati l’esibizionismo e la competizione, essendo ciascun musicista parte di un insieme più grande e più importante. Le conquiste individuali diventano, così, patrimonio comune.

Gli esiti felicissimi di questo metodo hanno riscosso l’entusiasmo di importanti direttori come Simon Rattle, attualmente alla guida dei Berliner Philarmoniker (“in Venezuela ho visto il futuro della musica classica”, ha dichiarato) o Daniel Baremboim, per il quale in nessun’altra parte del mondo si sta facendo un lavoro così importante sulla musica. Claudio Abbado, che ha diretto più volte l’Orchestra Sinfonica Giovanile “Simòn Bolivar”, sostiene che “noi europei abbiamo soltanto da imparare dal modello venezuelano”.

Sì, davvero potremmo imparare molto: l’Europa è stata la culla di una civiltà musicale straordinaria, in cui, nel corso dei secoli, si sono riversate prodigiose energie creative; eppure non ci riconosciamo più in essa, la disdegnamo a causa delle sua profondità e complessità, che richiedono tempo, costanza, pazienza. Non siamo più capaci di ascoltare, né riteniamo che ne valga la pena. Ci facciamo, così invadere da un costante sottofondo musicale insignificante e del tutto “innocuo” per chi, come molti di noi, non ha tempo per fermarsi e cercare di comprendere.

Ma non tutto è perduto. Nel Nuovo Mondo, la nostra vecchia quasi dimenticata “musica classica” suona come nuova, ammalia le platee, attrae i bambini e i giovani, muta i destini delle persone. È la vera ricchezza di chi, attraverso lo studio e la cultura, può sperare in un futuro migliore nonostante la violenza circostante. È la linfa di una fede caparbia in un ideale meraviglioso: Il mio sogno –dice il Maestro Abreu– è quello di un paese dove le persone siano considerate tutte uguali, dove tutti siano messi nelle stesse condizioni di vivere una vita degna di questo nome. Il mio sogno è un paese di umanisti, un paese di musicisti, un paese dove la gente possa riscattarsi attraverso la forza dell’arte.

Chissà che, magari rivedendo gli stereotipi di tanta pedagogia musicale italiana, ancora ingessata nel culto del solista a tutti i costi, non possiamo, a nostra volta, approdare a una sorta di “nuovo rinascimento” della nostra arte, riscoprendone i tesori che non riusciamo più a capire e ad apprezzare, mentre affascinano il resto del mondo.

Antonella Moretti
Dal Quaderno Montessori n. 93

Pianista: vive a Cislago (VA), dove coordina i corsi di musica dell’Associazione Culturale “Ricercare”. In veste di specialista e di formatrice nell’ambito dell’educazione musicale di base, lavora regolarmente con scuole di ogni ordine e grado e istituti musicali, privilegiando la ricerca interdisciplinare e la sperimentazione di nuove modalità di fruizione delle espressioni artistiche. Organizza e promuove rassegne musicali, tra cui i “Microludi ”, e collabora con enti pubblici e privati in qualità di consulente, per la realizzazione di eventi e manifestazioni culturali. La sua attività concertistica è centrata prevalentemente sulla musica da camera e spazia dal repertorio barocco a quello contemporaneo.

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