Free the child’s potential,
and you will transform him
into the world
Maria Montessori


È giustificata la delega – mani e piedi – ai medici?
È opportuno che madri (e padri), affidandosi per abitudine all’esperto di turno, rinuncino ad ascoltarsi, perdano la propria autostima e la capacità di giudizio autonomo senza nemmeno rendersene conto? Cerchiamo di approfondire questa constatazione, purtroppo divenuta assai comune.
Molti genitori, più o meno giovani, appaiono spaventati dall’incertezza, dalla non prevedibilità del futuro, mentre proprio questo la società e la scienza medica attuali pretendono di assicurare. Ma quando si ha a che fare con un evento guidato dalla natura, dalla fisiologia del corpo, la sicurezza non può esistere: non a caso molte giovani madri si sentono poi ingannate.
Del tutto digiune rispetto alla cura di un neonato che a loro appare di estrema fragilità, abituate a sentire la supremazia della medicina in tanti settori, con la paura di malattie e di sofferenze che oggi si sostengono sempre meno (“una pillola e tutto passa”), si affidano a occhi chiusi alla persona che può garantire la protezione totale, come un bambino spaventato può rivolgersi a suo padre: il medico come figura autorevole, capace, in qualche modo onnipotente. Lo è davvero?
Forse no, se ha bisogno di tanti strumenti ed esami diagnostici nel corso della gravidanza e del parto, al punto che quasi non guarda più la gestante, il suo viso, né coglie le domande mute che lei non osa rivolgergli.
Il parto, preceduto dalle molte analisi, ecografie mensili, fotografie del feto, il cui sesso è conosciuto con largo anticipo, diventa una sorta di meccanismo produttivo che al minimo intralcio fa ricorso ad una ulteriore gamma di salva-vita: farmaci, macchinari, interventi comunque aggressivi.
“Se me lo dicono loro, devo farlo”. In realtà le spiegazioni sono molto limitate e date all’insegna dell’intervento urgente, del “non si sa mai, meglio intervenire”.
Tutto questo non solo allontana dalla mente dei genitori (e della gente in genere) la realistica prospettiva di un parto naturale, ma ne evidenzia soprattutto i possibili rischi: come non essere allarmati? E, in questo caso, a chi rivolgersi? Il guaio è che lo stesso tipo di rinuncia si presenterà ripetutamente dopo la nascita.
Anche il corso di preparazione al parto è spesso manchevole: se ridotto a una sorta di ginnastica di tipo produttivo, sembra riecheggiare il clima di certe palestre in cui ci si esercita per perdere peso. Non ci si fa carico delle emozioni materne, non si informano le gestanti circa le competenze del nascituro o del neonato. Quindi i genitori, privi di ogni esperienza, non sanno che fare per capire il suo linguaggio muto, per decifrarne i pianti, per individuare ciò che gli dà piacere e per seguirne i ritmi. Tutto questo resta sconosciuto alla maggior parte delle madri (e dei padri) perché non rientra nella prassi di tanti corsi e di tanti luoghi che pure si dicono protettori della vita.
Derubate delle conoscenze sulla cura del piccolo bambino un tempo assai diffuse, le madri, al ritorno in casa dopo il parto, spesso si ritrovano in poco tempo molto sole e disorientate: non sanno come muoversi e mostrano preoccupazione, insicurezza. Rischiano sentimenti di paura, di abbandono. Di rado trovano un aiuto efficace che le rimetta in carreggiata, che dia loro la chiave per capire il linguaggio senza parole del neonato. La depressione è in agguato. Il consiglio autorevole che trovano a portata di mano è quello di un medico, che però non è preparato a risolvere questioni relazionali così delicate come quelle inerenti al primo figlio e alla nascita della famiglia.
A volte questi professionisti parlano senza vera competenza.
In un Nido un pediatra sconsiglia di dare a bambini oltre l’anno frutta fresca matura “perché contiene troppi inquinanti”: meglio dare gli omogeneizzati, dice.
A un piccolino di due anni – che da quando è nato il fratello, lasciato al Nido dalle 8 alle 18, ha cominciato a vomitare – il medico ha prescritto, peraltro inutilmente, calmanti e antiemetici.
Siamo diventati matti? Perché rinunciamo a riflettere con il nostro buon senso?
Forse riunirsi tra mamme ed educatrici di Nido o con le responsabili di consultorio, non per cercare ricette, ma per parlare insieme, ascoltare, scambiarsi esperienze, può essere una buona strada per recuperare la serenità perduta o solo minacciata.
Dal Quaderno Montessori n. 93