La Scuola Montessori

di Varese

Free the child’s potential,
and you will transform him
into the world

Maria Montessori

Abbasso le fotocopie!

Perché nella scuola di oggi – infantile o elementare che sia – si fa tanto uso di fotocopie? Perché gli insegnanti ricorrono così frequentemente a questo cosiddetto “strumento didattico”? Qualche ragione forse c’è. È davvero difficile trovare testi, soprattutto per la primaria, che offrano contenuti interessanti, immagini significative e una giusta quantità di proposte attive per i piccoli lettori. I bambini dovrebbero poter disporre di un bel libro-guida, piacevole da maneggiare, un libro che inviti a scoprirne il contenuto, da tenere stretto, di cui aver cura, da toccare, da sfogliare, un libro con cui venga la voglia di “fare”. In realtà un libro così allettante non esiste ed ecco che il maestro – probabilmente in buona fede – ritiene opportuno integrare, attingendo ora qua ora là e propone (o propina) agli alunni fogli fotocopiati.

Al di là dei contenuti, delle immagini o dell’attività che la fotocopia propone, quello che non va è la fotocopia stessa. Nel 99% dei casi è in bianco e nero (quelle a colori sono costose), spesso mal centrata nella macchina fotocopiatrice, quindi presenta bordi scuri; a volte è anche storta, dunque di per sé brutta, da vedere e da toccare. È esperienza comune quanto sia poco accattivante studiare su un libro fotocopiato, rilegato, nei migliore dei casi, con una spirale di plastica; in caso contrario, composto di fogli sparsi, da riordinare di continuo rispetto ad un vero libro.

Nelle scuole elementari raramente la fotocopia viene data perché contenga un testo di qualità: il più delle volte presenta uno o più esercizi, corredati di caselle da riempire, frasi da completare, parti da colorare. Le immagini sono di solito assai dozzinali, grottesche, con personaggi deformati (questi particolarmente presenti nelle famose “schede” per i bambini più piccoli: chi può immaginare che impariamo a disegnare da simili modelli? O è un mero passatempo che però ne condiziona il gusto?).

Con la fotocopia il docente ha l’illusione che il bambino sia più coinvolto, che “faccia”.

Nelle scuole Montessori gli insegnanti sanno quanto è importante che il bambino sia attivo in prima persona, ma l’attività di cui parla Maria Montessori è ben diversa da quella indotta dalla fotocopia.

Muovere le mani o addirittura tutto il corpo, maneggiando materiali specifici studiati per rispondere agli interessi dei bambini, perché scoprano da soli concetti e soddisfino il bisogno di conoscenza proprio della seconda infanzia, conduce a un tipo di attività ben lontana dallo star seduto a tavolino, lavorando sulle consegne che la fotocopia richiede, puro eserciziario o verifica ridotta a quiz.

La fotocopia viene data ai bambini perché tutti si impegnino nello stesso lavoro? Allora è il confronto che vogliamo. Ahi, ahi! Cadono in questo tranello anche le maestre Montessori. Forse in una scuola tradizionale dove gli insegnanti non conoscono la modalità del lavoro individuale dei bambini, l’idea, non giustificabile, è per lo meno comprensibile. Non altrettanto in una scuola Montessori, dove i materiali ci sono e non mancano tanti libri a disposizione.

Dall’uso dei materiali i bambini astraggono i concetti, ma ciò avviene secondo tempi assolutamente individuali, non programmabili dall’adulto.

Quando concetti e procedimenti sono memorizzati – dopo aver adoperato a lungo questo o quel materiale – il bambino traduce sul quaderno il frutto del suo lavoro. In questo caso lo scritto è altrettanto individuale, perché ogni bambino è diverso. Il materiale gli trasmette indirettamente la possibilità di costruirsi un percorso di apprendimento personalizzato.

Perché non aiutare i bambini in questa direzione? Perché non insegnare loro come trascrivere, in modo efficace, costruttivo e anche esteticamente soddisfacente ciò che hanno fatto con il materiale stesso?

Che le maestre diano pure indicazioni, che non abbiano paura di fornire strumenti che soddisfino i bambini anche nell’esecuzione sui quaderni. Ai pi ù incerti nel disegno mostriamo loro come e dove copiare, ricalcare, tagliare, incollare. Diamo ai bambini bella carta trasparente per riprodurre immagini, scegliendo che cosa e come rappresentare. Esortiamoli a elaborare le frasi da aggiungere, a costruire una legenda, a elaborare didascalie esplicative dove servono. Se davvero indispensabile, che si dia ai bambini la possibilità di fotocopiare ciò che ritengono necessario, ma siano loro stessi a deciderlo! Se si incoraggia al massimo il lavoro personale, tutt’al più ci si limita a fotocopiare qualcosa che necessita della massima precisione, come ad esempio una carta geografica muta! (Oggi sugli atlanti è difficile trovarle).

Facciamo in modo che ciascun bambino “pensi” il risultato del proprio lavoro, lo progetti e gli dia forma, per ottenerlo ordinato, preciso, pulito – non è tempo perso! – ciascuno secondo le proprie possibilità e abilità. Perché si è sempre meno attenti a questo aspetto? Non è certo l’uso di fotocopie che aiuterà il ragazzo a redigere in modo ordinato i propri lavori, soprattutto se da piccolo si è abituato a brutte e sciatte schede o se gli si chiede di segnare con una crocetta il risultato di un’operazione mentale.

Laddove la fotocopia contenga esercizi da svolgere, c’è da chiedersi, con una certa inquietudine peraltro, perché il bambino dovrebbe scegliere un foglio fotocopiato per esercitarsi in ortografia o in matematica, se dispone del materiale Montessori. Se è stato presentato correttamente e al momento giusto, sceglierà senz’altro questo e, se vorrà, riporterà il lavoro su un “suo” foglio e sarà davvero un lavoro “suo”, di cui molto probabilmente sarà orgoglioso.

Mai una fotocopia avrà la stessa valenza affettiva, né potrà mai esistere una fotocopia personale – dato che è identica a quella del compagno – si perde o si sciupa facilmente, con la possibilità di chiederne una nuova all’insegnante (è solo una fotocopia!) per incollarla alla fine su uno di quei quadernoni che sembrano diventati indispensabili persino in prima elementare. (La lunghezza delle loro pagine non è faticosa per un bambino di sei anni?). Ecco un’altra scusa per adottare, a testimonianza del lavoro svolto, la fotocopia che viene incollata, ma dopo un po’ gli angoli si piegano, con il passare del tempo la carta si stacca e alla fine il quadernone assume quell’aria disordinata e anonima che tutti conoscono. Difficile da tenere in ordine, diventa un… raccoglitore di fotocopie.

Purtroppo anche in alcune elementari Montessori girano fotocopiati non tanto noiosi elenchi di esercizi sul sistema metrico o sulle divisioni (con il nostro materiale i bambini raggiungono con ben altro piacere una più salda memorizzazione), ma schede sulla botanica, strisce di storia a partire dalla prima, quella dell’evoluzione delle forme viventi in cui occorre solo una coloritura. Mi chiedo: anche qui non è meglio che i ragazzi se le costruiscano da sé, dando loro la fiducia perché riflettano sulle scale da adottare per la rappresentazione spazio-tempo, cercando su libri diversi la forma di un trilobite o di una caravella e, come già detto, disegnando come possono?

Per concludere, un dubbio: non è che si danno fotocopie per “rendersi conto” di quanto un bambino sa? O forse si ha poca fiducia nel lavoro con il materiale, tanto da sentirsi obbligati a integrare con la fotocopia? Oppure si vuole, illusoriamente, velocizzare l’apprendimento?

Un insegnante montessoriano, che dovrebbe essere colui che crea e fa vivere l’ambiente/aula, un luogo dove il bambino può autonomamente impadronirsi degli strumenti necessari a costruire il proprio sapere e che più di altri educatori sa osservare cogliendo caratteristiche e comportamenti di ciascuno, ha davvero bisogno di omologare e svilire tale percorso con una fotocopia tanto brutta quanto inutile e noiosa?

Cecilia Quagliana
Dal Quaderno Montessori n. 93

Direttrice a Milano della Scuola Montessori di via Porpora 81 (fondata da Jole Ruglioni) e direttrice pedagogica delle classi elementari nella Scuola Montessori di via Milazzo 7, Cecilia Quagliana ha molta esperienza di lavoro con bambini e con adulti. Chi volesse interpellarla, approfitti pure del nostro Quaderno.

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